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  • Massimo

The Sicilian legend of Colapesce

Aggiornamento: 28 mar


Durante la corte del re Ruggero II di Sicilia e nei tempi bui che circondarono il medioevo siciliano, vi era un giovane di nome Nicola, figlio di pescatori messinesi. Il giovane aveva spiccate doti natatorie e una passione per le immersioni con grande resistenza per trattenere il respiro, così da poter esplorare i fondali marini dell'isola, alla continua ricerca di tesori nascosti.


Si sparse la voce delle sue gesta e del suo coraggio e un giorno giunse all'orecchio di re Ruggero. Dubitando delle storie che si raccontavano di questo giovane un giorno decise di incontrarlo. Giunto nel suo umile villaggio, il Re lo mise subito alla prova lanciando in fondo al mare una coppa d'oro, sfidandolo ad andare a recuperarla. Il giovane si è immerso e dopo pochi minuti è riemerso con la tazza tra le mani. Allora il re uscì sulla sua barca, si tolse la corona e la gettò in acqua, e chiese di nuovo al giovane di recuperarla. Il giovane si immerse di nuovo, l'attesa fu più lunga della prima, ma con grande caparbietà riuscì a recuperare anche questo. Allora il Re scelse un luogo ancora più profondo per lanciare il suo anello, e disse: "ti sfido ancora a recuperarlo". Così il giovane si tuffò, scomparendo nelle profondità oscure. L'attesa fu lunghissima, ma quando emerse sotto lo stupore generale e con l'anello del Re in mano il giovane portò con sé una triste notizia. Disse che era andato molto in profondità, e che aveva visto la Sicilia poggiare su 3 colonne, ma che una di queste era stata corrosa dalle fiamme e stava per cadere. Il Re non credette alle sue parole, così Colapesce - come era stato chiamato - disse, mio ​​Re ti porterò la prova di ciò che dico. Porterò con me un pezzo di legno. Quando sarò laggiù morirò ma il pezzo di legno risalirà in superficie bruciato così puoi vedere quello che sto dicendo.


Il giovane si immerse di nuovo. L'attesa è stata lunghissima, il giovane era sceso così in profondità che non si poteva vederlo. Il tempo passò ma il giovane non risalì. All'improvviso emerse qualcosa di oscuro, era il pezzo di legno bruciato che Colapesce aveva portato con sé. Non è mai riemerso. C'è chi dice che sono stati fatti sacrifici per sostenere quella colonna ormai logora, per evitare che la Sicilia sprofondasse nel baratro.


Ogni leggenda ha la sua filosofia. La Sicilia è sempre stata bella ma sfortunata. Chi ci abita ha sofferto le innumerevoli dominazioni, i Nobili, la Siccità, e le difficoltà nel coltivare queste terre, popolo di migranti. Ma allo stesso tempo quelle che restano non sono altro che quelle colonne che compongono l'identità di un popolo dai mille volti, pieno di speranze e forza di sogni infranti, un popolo che sogna e ama sopra ogni cosa quest'isola sfortunata.






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